Carlos Castaneda

 

Una realtà separata

Pensi troppo a te e questo ti dà una strana stanchezza che ti fa escludere il mondo intorno a te e ti fa tenere stretto ai tuoi argomenti. Quindi ti rimangono solo problemi. Anch’io sono soltanto un’uomo, ma con ciò non intendo quello che intendi tu.

 

Sentirsi importanti fa diventare pesanti, sgraziati e vani. Un uomo di conoscenza deve essere leggero e fluido.

 

Io non so cosa cambiare o perché cambiare alcunché nei miei simili.[...] Un giorno potrai vedere gli uomini in altro modo e allora ti renderai conto che non si può cambiare nulla in essi.

 

Il buio del giorno è il momento migliore per vedere.

 

Noi uomini non siamo sempre stati qui.[...] Noi uomini sappiamo ben poco del mondo.

 

Un guerriero pensa alla propria morte quando le cose diventano poco chiare.[...] Perché l’idea della morte è la sola cosa che tempra il nostro spirito.

 

Certe cose della tua vita contano per te perché sono importanti; i tuoi atti sono certamente importanti per te, ma per me non c’è più una sola cosa che sia importante, né i miei atti, né gli atti dei miei simili. Però continuo a vivere perché ho la volontà. Perché ho temprato la mia volomtà durante tutta la vita fino a farla diventare pulita e integra, e ora non mi importa che nulla importi. La mia volontà controlla la follia della mia vita.[...] Impariamo a pensare tutto e quindi addestriamo i nostri occhi a guardare le cose che guardiamo nel modo in cui le pensiamo. Guardiamo noi stessi già pensando di essere importanti. E quindi ci sentiamo importanti! Ma poi, quando impara a vedere, capisce di non poter più pensare le cose che guarda, e se non può più pensare ciò che guarda tutto diventa senza importanza.

 

Un uomo di conoscenza vive agendo, non pensando all’agire, né pensando a quello che penserà quando avrà terminato di agire. Un uomo di conoscenza sceglie un sentiero che ha un cuore e lo segue; poi guarda e si rallegra e ride; e poi vede e conosce. Sa che la sua vita finirà troppo presto; sa che lui come tutti gli altri, non andrà da nessuna parte; sa perché vede che non c’è nulla che sia più importante delle altre cose. In altre parole, un uomo di conoscenza non ha onore, dignità, famiglia, nome, patria ma solo la vita da vivere, e in queste circostanze il solo legame con i suoi simili è la sua follia controllata. Così un uomo di conoscenza si affatica, suda, sbuffa e se lo si guarda è esattamente come un uomo normale, solo che la follia della sua vita è sotto controllo. Poiché non c’è nulla che sia più importante di qualcos’altro, un uomo di conoscenza sceglie ogni atto come se per lui contasse. La sua follia controllata gli fa dire che quel che fa conta e lo fa agire come se contasse, e tuttavia sa che non conta; così quando compie i suoi atti si ritira in pace e, che i suoi atti siano buoni o cattivi, o che siano stati efficaci o no, questo non rientra minimamente nel suo interesse.

 

Un uomo di conoscenza ama, questo è tutto, ama tutto ciò o tutti quelli che vuole ma usa la follia controllata per non curarsene.

 

Un guerriero si prende la responsabilità dei suoi atti, del più insignificante dei suoi atti.

 

A ciascuno di noi come singoli individui spetta di opporci alle forze delle nostre vite. Te l’ho detto tante volte: solo un guerriero può sopravvivere. Un guerriero sa di aspettare e sa che cosa aspetta; e mentre aspetta non vuole nulla e così qualsiasi piccola cosa che ottiene è più di quanto possa pretendere. Se ha bisogno di mangiare trova un modo, perché non ha fame; se qualcosa gli fa male al corpo trova il modo di mettervi fine, perché non sente dolore. Avere fame o provare dolore significa che l’uomo si è abbandonato e non è più un guerriero; e le forze della sua fame e del suo dolore lo distruggerano.

 

Un guerriero deve usare la sua volontà e la sua pazienza per dimenticare. Di fatto un guerriero ha solo la sua volontà e la sua pazienza e con esse costruisce tutto quello che vuole.

 

Un guerriero tratta tutto con rispetto e non calpesta nulla a meno che non lo debba fare. Un guerriero non si abbandona a nulla, nemmeno alla propria morte. Un guerriero non è un compagno arrendevole; un guerriero non si lascia andare e se si impegna in qualcosa puoi esser certo che sa quello che fa.

 

Per un guerriero la vita è un esercizio di strategia. Un guerriero non si cura dei significati.

 

Un guerriero non è mai arrendevole; non rimane mai sulla strada ad aspettare di essere fatto fuori. Perciò riduce al minimo le probabilità di imprevisto.

Un guerriero non è mai ozioso e non ha mai fretta.

 

Un guerriero non porta mai dei pesi che non possa maneggiare.

 

Nulla è in sospeso nel mondo. Nulla è finito, eppure nulla è irrisolto.

 

Ti ho sentito ripetere molte volte che sei preparato a morire. Non considero che tale sentimento sia necessario. Penso che sia un inutile lasciarsi andare. Un guerriero deve essre preparato solo alla lotta.

 

Lo spirito di un guerriero non conosce né il lasciarsi andare né il lagnarsi, né conosce il vincere o il perdere. Lo spirito di un guerriero conosce solo il lottare, e ogni lotta è l’ultima battaglia del guerriero sulla terra. Quindi il risultato conta per lui molto poco. Nella sua ultima battaglia sulla terra il guerriero lascia che il proprio spirito corra libero e limpido. E mentre combatte la sua battaglia, sapendo che la sua volontà è impeccabile, il guerriero ride e ride.

 

Un guerriero sceglie gli elementi che compongono il suo mondo. Sceglie deliberatamente, perché ogni elemento che sceglie è uno scudo che lo protegge dagli assalti delle forze che cerca di usare.